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Honneur è un termine francese: no all'estradizione dei rifugiati italiani!
Paolo Persichetti è stato surrettiziamente estradato in Italia nella notte del 24 agosto scorso. Incolpato di "complicità morale" (capo d'accusa non riconosciuto dalle leggi francesi, né dalla Corte Europea) per l'omicidio nel 1987 del generale Licio Giorgeri a partire dalla testimonianza di un "pentito", che in seguito ha ritrattato, è stato prima assolto, successivamente condannato nel processo d'appello a 22 anni di detenzione. Rifugiatosi in Francia nel 1991, si era allontanato da ogni prospettiva di lotta armata. Dopo aver ottenuto un DEA (Diplôme d'études approfondies), insegnava all'Università di Paris VIII.
Il governo italiano di Silvio Berlusconi ha pubblicamente annunciato, tramite Castelli, ministro di Grazia e Giustizia, che avrebbe richiesto altre estradizioni di rifugiati italiani. Questi rifugiati, nella loro totalità, sono stati partecipi, anche se con percorsi politici profondamente differenti, delle lotte sociali e degli episodi di violenza politica che hanno scosso l'Italia durante gli anni 70. Per vent'anni, la Francia ha respinto ogni richiesta di estradizione, tanto era evidente sia il carattere politico dei delitti imputati, sia le procedure giudiziarie d'emergenza che non garantivano agli accusati dei giusti processi. François Mitterrand, allora presidente, e tutti i suoi primi ministri (incluso Jacques Chirac) in una dichiarazione alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, hanno reso esplicita una giurisprudenza chiara, senza equivoci: la Francia rifiuta qualsiasi ipotesi di estradizione per i rifugiati che hanno abbandonato la lotta armata. Quello che l'Italia non è riuscita a fare in un quarto di secolo, ossia chiudere con un'amnistia gli "anni di piombo", è stato invece messo in atto dalla Francia, che ha permesso il reinserimento di centinaia di militanti politici (esempio quasi unico in Europa). Non si è mai verificata alcuna delle catastrofi annunciate dalle autorità italiane. Mai il nostro paese è diventato un retroterra per il terrorismo "rosso".
Sarebbe inimmaginabile che le autorità francesi mettessero fine ad una politica oculata ed intelligente, sconvolgendo una comunità la cui lealtà, nei riguardi del paese che le ha dato asilo, non è mai stata messa in dubbio. L'estradizione di Paolo Persichetti, e le altre annunciate dallo Stato italiano, ci lasciano inquieti. Non si tratta di estradare persone messe sotto inchiesta per crimini recenti di diritto comune al fine di essere processati, ma di gettare in carcere a scontare pene estremamente severe emesse da dieci o venti anni, vecchi militanti politici che, in molti casi, hanno superato il mezzo secolo d'età, che si sono rifatti una vita e che, soprattutto, hanno rispettato le condizioni di asilo stabilite dalle autorità francesi.
I firmatari di questo appello chiedono fermamente al Presidente della Repubblica di rispettare la parola data dalla Francia vent'anni or sono.
e di non cedere alle pressioni del governo italiano che, non contento di essersi rivelato incapace di portare avanti una politica di riappacificazione civile, attiva periodicamente i "casi degli Italiani in Francia" quando si trova ad affrontare difficoltà interne.
Le firme sono inserite nella pagina "francese" della petizione.
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